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 g1... di Simona
 
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La verità passa per tre gradini: viene ridicolizzata, viene contrastata, viene accettata come ovvia

Arthur Schopenhauer
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09/11/2008 - Visita il sito - HOME

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Di Simona (del 24/12/2008 @ 10:44:22, in Tempo libero, linkato 23 volte)

Auguri a tutti Buon Natale e per il nuovo Anno chiedo:

  • Serenità
  • Gratitudine
  • Collaborazione
  • Armonia
  • Affetto
  • Gentilezza
  • Educazione
  • Buon Senso
  • Tolleranza
  • Bontà

Per gli abitanti di tutto l'universo.

Con questo non sarà difficile essere veramente Felici.

A presto
Simona

 
Di Simona (del 13/12/2008 @ 07:48:29, in Musica, linkato 10 volte)

Un misto di serietà, cultura e divertimento, il tipico programma che non hai voglia di veder finire.

Antonio Albanese e Luciana Littizzetto definita da Fabio Fazio "alta come una bambina molto piccola" hanno colorato uno spettacolo di vera arte e cultura italiana, di oggi e di tutta la tradizione musicale che Andrea Bocelli ha voluto ricordare nel suo ultimo disco "incanto", a memoria dei grandi tenori del nostro paese.

Fazio con quella particolare professionalità simpatica che lo rende apprezzabile e ben accetto da tutte le classi, ha subito attirato il pubblico in una presentazione degli ospiti degna dell'occasione.

Mi è piaciuta moltissimo anche la piccola conversazione con mamma Bocelli, e la sua citazione personale "quanta gente ha perso la vita per la libertà, e io ai miei figli che gli ho dato la vita gliela dovrei togliere?", toccando argomenti come libertà, famiglia e figli che richiedono a volte infiniti temi in un intervento di pochi secondi. Non per niente ha dato alla luce un ottima persona travestita da artista impegnato. E dico travestito da artista perchè canta con una facilità e semplicità che l'impegno che ci ha dedicato e che continua a metterci vengono nascosti da una naturale inclinazione a quel tipo di canto, anche Luciana l'ha fatto notare, confrontando l'atteggiamento di altri tenori.

Sicuramente, il Cd presentato sarà tra i miei regali di Natale ... e resto in attesa di altre trasmissioni così piacevoli e complete.

Grazie, Simona

 
Di Simona (del 13/12/2008 @ 07:44:47, in Musica, linkato 6 volte)

Un titolo senza pretese per una personalità la cui descrizione si può racchiudere in un verso di una sua canzone:
"grande, come te sei grande solamente tu"

Ho deciso di aprire una sezione "MUSICA"  dedicando l'attenzione a colei la cui iniziale del nome corrisponde con quella di Musica e secondo me non a caso. MINA è MUSICA.

Mina Anna Mazzini, nata a Busto Arsizio il 25 marzo 1940 è un'artista di fama intenazionale, la sua voce inconfondibile come la sua luminosa personalità è un punto di riferimento per tutte le interpreti femminili.

La sua carriera non si comprende solo con i numeri: 15 milioni di contatti per la ripresa nel suo studio nel 2001, mille i brani e 76.000.000 di dischi venduti, ma anche nella sua storia, nella sua passione per il canto nata da giovanissima e la sua magnifica persona, l'entusiasmo e simpatia che non sempre riescono a nascondere la profonda timidezza e paura basilari nel suo carattere.

La sua notorietà nasce nel 1958 con il gruppo degli Happy Boys la cui esibizione a Rivarolo del Re si corona con un entusiasmante coro dal pubblico che a gran voce richiede il bis.
Il susseguirsi di successi segna la sua carriera come il suo naturale senso del ritmo e la sua partecipazione ai programma passa da ospite a conduttrice senza togliere quell'innato senso di unicità che la rende sempre protagonista.

Le sue note più belle e sempre meravigliosamente ascoltate condividono una storia personale tanto bella quanto chiaccherata e per la TV di stato dell'epoca viene deciso un allontanamento, ma il pubblico la ama e niente può fermare l'esuberanza della sua arte.

al suo sito ufficiale
http://www.minamazzini.com/news/


E per un vero brivido d'arte ascoltatela sperando che come me riusciate a gradire la sua perfetta e magnifica particolarità armonica


http://de.youtube.com/watch?v=tugf_V2xHMQ

Grazie, Simona

 
Di Simona (del 13/12/2008 @ 07:41:03, in Tempo libero, linkato 5 volte)

In questa fortunata vicenda personale che ha scaturito una felice pausa da trascorrere in piena tranquillità in casa, mi capita spesso di cercare e curiosare le mie letture passate, sia per piacere personale, sia per trovare un buon argomento da discutere e proporre.

Il libro che mi ha colpito ultimamente è:

TUTTA LA VERITA`SULLE BUGIE di MARIE-FRANCE CYR

"L'autrice ci indica i modi per smascherare le bugie. Per esempio saper individuare la mancanza di coerenza tra il significato delle parole e il tono della voce, tra l'espressione del viso e i movimenti involontari del corpo"

Nel libro viene consigliato anche un buon sistema comunicativo per dire la verità senza ferire, secondo i seguenti punti:

- Partire dall'osservazione della situazione, senza dare giudizi e senza sminuire l'altro
- Esprimere i propri sentimenti e dire quale dei propri desideri non è soddisfatto
- Concludere ponendo una richiesta di approfondimento

Per quel che mi riguarda, sono molto attenta alla comunicazione non verbale e ai diversi atteggiamenti che spesso mascherano una bugia o qualcosa di nascosto, e spesso ho avuto prova che questa mia percezione si è rivelata esatta ..... purtroppo!

Nello stesso tempo, ho dei problemi a comunicare in tutta chiarezza una verità che può essere offensiva e mi ritrovo spesso ad analizzare chi mi ha mentito comprendendo i suoi principi che potrebbero essere simili ai miei, "nascondo per non ferire".
Ovviamente, se l'omissione è più costruttiva a livello di crescita che la spudorata verità.

Simona

link per il libro:

http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__tutta_la_verita_sulle_bugie.php

 
Di Simona (del 13/12/2008 @ 07:37:39, in Tempo libero, linkato 5 volte)

Freddo e neve ci tengono in casa e io, come sicuramente la maggior parte delle persone, mi sono ritrovata a cercare qualcosa di bello da fare ... (di brutto e noioso c'è e non devo cercare), e tra il materiale archiviato da tempo mi sono imbattuta in un libro che vorrei permettermi di consigliare, perchè si legge velocemente e a me ha lasciato qualcosa di positivo, soprattutto in termini di creatività che non vuole essere liberata.

Mi rivolgo alle donne, soprattutto perchè siamo proprio noi più soggette a problemi depressivi, o a quegli sbalzi di umore che è ora di amarli anzichè nasconderli e non accettarli.

Questo è il link del libro "il dono della depressione" di Cheri Huber - Il male oscuro come opportunità di crescita spirituale

http://www.libreriauniversitaria.it/dono-depressione-male-oscuro-opportunita/libro/9788804558514

Ve ne scrivo un ritaglio:

UN ANTICA STORIA ZEN

Il successore di Bodhidharma andò da lui piangendo: "la mia mente non è pacificata, maestro, pacificala".
Bodhidharma rispose: "se mi porti la mente, la pacificherò per te".
Il successore disse: "Quando la cerco, non riesco a trovarla".
Bodhidharma rispose: "Allora, la tua mente è già pacificata".
Cerco disperatamente di liberarmi di qualcosa e non ci riesco nemmeno per un secondo; allora smetto di resisterle, la invito a entrare in me, e non la trovo più da nessuna parte. Ma quando mi sento in un momento veramente difficile, ho paura a non resistere.
"Quando stai annegando, devi rilassarti"
"Ma come faccio a rilassarmi se sto annegando? E' una follia quel che devo fare è lottare per la vita"
"No, lottare per la vita ti ucciderà"

Buona lettura
Simona

 
Di Simona (del 05/12/2008 @ 23:16:59, in Poesia - Filosofia, linkato 6 volte)

Un giovane amico, con un adattissimo collegamento a Michael J. Fox che dice "forse voi non siete ancora pronti a tutto questo" evidenzia come l'evoluzione porta ad amare o odiare il cambiamento repentino di uno stile, ed in questo caso nel modo di fare e ascoltare musica.

E' una frase profonda più dell'Oceano, anche capovolgendola sostituendo il futuro con il passato.

Chi come me, non può essere più considerato giovane, sente che la musica di qualche anno fa è diversa, ma è come l'odore delle prime gocce di pioggia sull'asfalto caldo, non è buono, ma per chi ha giocato sulla strada nel periodo dell'austerity non aspetta altro che di risentirlo.

A chi mi chiede se mi sento vecchia, rispondo esprimendo la mia voglia di esserlo di più, nascere 10 anni prima mi sarebbe bastato per aver vissuto da adolescente quello che ho vissuto da bambina.

Parlare di musica a quel tempo, dove tutto era vissuto così semplicemente che avere una decina di LP appariva tanto ricco quanto avere il telefono, non era scontato, era legato sempre a qualcosa. Ad un regalo per Natale, ad una festa tra amici e soprattutto nei paesi piccoli circondati dalle montagne, il legame vero erano le feste campestri, e nel mio rione si festeggiavano gli alpini, proprio nel prato davanti a casa mia.

Il gruppo dei giovani si riuniva per organizzare l'angolo moderno, posto sempre il più lontano possibile dalla balera e ovviamente dai genitori.
Il problema più difficile era reperire il materiale, il giradischi e soprattutto "il vinile". Ed erano proprio i dischi degli abitanti ad essere offerti per ravvivare la festa, e ancora oggi sulle copertine dei nostri vecchi 45 giri primeggia il nostro cognome, perché dopo la festa venivano restituiti ai legittimi proprietari.

Ero piccola (accidenti!), solo 10 anni di più e anche io avrei potuto avere l'incarico di partecipare anche alla sera, e magari appuntare gli spilli tricolore ad ogni partecipante; con gli stessi jeans del pomeriggio, le scarpe da tennis rigorosamente bianche e blu come qualche anno dopo ci avrebbe ricordato Ivan Graziani, e la maglietta di Sandokan!

Quello che manca per poter ascoltare ancora quella musica, non è solo uno scalino evolutivo verso il basso, che siamo in grado di percepire anche noi meno giovani, quello che manca davvero è il ricordo.

Con queste canzoni io rivivo quell'atmosfera:

http://de.youtube.com/watch?v=Dq6uwobe46w

http://de.youtube.com/watch?v=pJhcGepfG04

http://de.youtube.com/watch?v=2alJuUUVy1c

 
Di Simona (del 02/12/2008 @ 09:12:48, in Psicologia, linkato 9 volte)

Da quando guadagnare meno significa essere meno intelligenti?
A mio avviso significa essere sfruttati ... questo è solo l'ennesimo pregiudizio ...

ROMA  - I mancini non  brillano a scuola, ma soldi e successo sorridono loro, una volta  adulti, piu' che ai destri. Lo sostengono due diversi studi, uno inglese e uno irlandese, riportati sul quotidiano Gb 'Daily Mail'. I  ricercatori dell'universita' di Bristol e dell'Imperial College di  Londra hanno seguito 12mila bambini, dalla nascita ai 14 anni,  scoprendo che i mancini sono 'indietro', rispetto ai coetanei che si  servono della mano destra, all'inizio della scuola e nei risultati  ottenuti ai test fra gli 11 e i 14 anni.

Poi, pero', comincia lenta, ma inesorabile la rimonta. Almeno  secondo l'altra ricerca, condotta dagli specialisti dell'University  College di Dublino, che hanno studiato 18mila uomini e donne sui 30  anni. Ebbene, i mancini guadagnano circa il 5% in piu' l'anno, 1.112  sterline extra. Un 10% circa di popolazione e' mancino, una  particolarita' che caratterizza piu' gli uomini che le donne. Vittime  di pregiudizi fino ad anni recenti - Robert Redford, per esempio, ha  cominciato a scrivere con la sinistra, ma poi e' stato 'convertito'  all'altra mano - ora si godono la loro rivincita.

A beneficiare di buste paga piu' pesanti e di un maggior  successo sono pero' solo i maschi mancini. Le donne non hanno alcun  vantaggio e anzi, secondo i due studi, guadagnano il 4% in meno   rispetto alle coetanee destrimani. "Nascere mancini in un mondo in cui tutti usano la destra, e dunque fatto su misura per loro -commentando  i ricercatori- puo' creare difficolta' all'inizio. Ma una volta che ci  si e' adattati, si ha una marcia in piu' e maggiore creativita'. Il   corpo calloso, l''autostrada' che aiuta i due emisferi del cervello a  comunicare, e' piu' larga negli uomini mancini e questo potrebbe contribuire al loro successo".

Il link: http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=430849&idsezione=6&idsito=29&idtipo=166

 
Di Simona (del 29/11/2008 @ 11:34:36, in Lavoro, linkato 10 volte)

I giovani, il lavoro e la famiglia

Un indagine, svolta in seguito ad alcune esperienze registrate agli sportelli di orientamento e da esponenti del mondo del lavoro, ha rilevato che i giovani sempre più spesso si fanno aiutare dai genitori nella ricerca del lavoro.

"... la ricerca del lavoro e la scelta della professione futura delle nuove generazioni non sia solo una questione vissuta in ambito familiare, ma, in poci casi sia caratterizzata da un forte protagonismo dei genitori ..."

 

DIBATTITO

Quale significato nasconde questo fenomeno?

I punti da considerare sono i seguenti:

  • Cambiamento radicale del mercato del lavoro
  • Una famiglia in crisi
  • Ennesima crisi culturale e valoriale

Tale tendenza colpisce tutti i settori produttivi?

 

Buona partecipazione a tutti

Simona Gibroni

 
Di Simona (del 28/11/2008 @ 16:58:51, in Poesia - Filosofia, linkato 17 volte)

Conosco delle barche
che restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via con troppa violenza.

Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.

Conosco delle barche
che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.

Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.
Conosco delle barche che si graffiano un po’
sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.

Conosco delle barche che non hanno mai smesso
di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.
Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.

Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato,
fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.

(Jacques Brel)

 
Di Simona (del 14/11/2008 @ 10:58:13, in Lavoro, linkato 13 volte)

Il mobbing: frequente causa di cambiamenti del posto di lavoro

Le molestie psicologiche - il cosiddetto mobbing - hanno conseguenze importanti sulla salute dei lavoratori e li inducono spesso a cambiare posto di lavoro. È quanto risulta dal primo studio sul mobbing realizzato a livello svizzero su incarico del Segretariato di Stato dell'economia (seco).

Lo studio si fonda su un'indagine telefonica condotta durante l'inverno 2001/2002 presso 3220 persone esercitanti un'attività professionale. A seconda dei criteri considerati, gli interrogati che subiscono molestie psicologiche variano dal 4.4 al 7.6 per cento.

Le vittime del mobbing sono nettamente più soggette degli altri a problemi di salute. In effetti, quasi una persona su due che subiscono molestie ammette di soffrire di abbattimento e depressione, mentre inassenza di tale fenomeno la percentuale è di una su sette. Le vittime del mobbing, ad esempio, soffrono di problemi di stomaco nel doppio dei casi. La diretta conseguenza è che devono sottoporsi a ripetute visite mediche e sono quindi costrette ad assentarsi dal posto di lavoro molto più spesso degli altri.

Sovente, per sottrarsi a questa situazione, le vittime di molestie psicologiche sono costrette a cambiare lavoro. Il mobbing costa caro all'economia e alle aziende. In generale, si ripercuote negativamente anche sulla produttività. È pertanto interesse del datore di lavoro prestare la dovuta attenzione alle tensioni che si instaurano tra i suoi dipendenti e cercare di risolvere i conflitti in via amichevole.

http://www.admin.ch/cp/i/3dac1baf_1@fwsrvg.bfi.admin.ch.html


 
Di Simona (del 14/11/2008 @ 10:54:40, in Lavoro, linkato 35 volte)

COSA E’ IL MOBBING?

Violenza morale o psichica in occasione di lavoro: atti, atteggiamenti o comportamenti di violenza morale o psichica in occasione di lavoro, ripetuti nel tempo in modo sistematico o abituale, che portano ad un degrado delle condizioni di lavoro idoneo a compromettere la salute o la professionalità o la dignità del lavoratore.

In inglese “to mob” significa aggredire. Nella pratica si può tradurre con due sole parole: porcheria indicibile. Una vera e propria piaga sociale, paragonabile  per gravità e vastità al fenomeno dell’usura. E' un vero e proprio fenomeno delinquenziale di massa. Vi compaiono tre attori: la vittima (il mobbizzato), il o i carnefici (il/i mobbers), i complici (i colleghi, la rappresentanza sindacale….).

Profilo personale della vittima: intelligente un po’ più della media, altruista, ingenuo, insoddisfatto, un po’ rompipalle, onesto, con un forte senso dei valori ivi compreso il senso di attaccamento al lavoro e all’azienda. Non tollera le ingiustizie su nessuno.

Profilo personale del mobber: cattivo, spesso, con riferimento alla meritocrazia aziendale, di livello mediocre, con indubbi problemi all’interno del proprio nucleo famigliare, ladro…

Molti dei meccanismi che vengono messi in atto dai mobbers ricalcano fedelmente quelli mafiosi: le motivazioni alla base (spesso denaro), l’omertà, la volontà criminale, il patto stretto per eliminare qualcuno, l’agire di nascosto…

Il mobbing viene usato in quelle aziende (tante) che vogliono licenziare un dipendente divenuto scomodo.

Spesso non è la proprietà dell’azienda che scatena il mobbing,: ma poi vi si adegua. Ve la immaginate un’azienda che dà ragione all’impiegato e torto al manager?

Questa è una aggravante, perché l’azienda pur sapendo e conoscendo, lascia fare e da un certo momento in poi partecipa: la lettera di licenziamento la firma la proprietà, non il direttore corrotto!

Il mobbing si verifica nelle aziende di medie grandi dimensioni. In primis perché in quelle a carattere padronale, non esistendo art. 18, è più facile il licenziamento individuale e il secondo è perché le consorterie paramafiose mobbiste insorgono e si radicano nelle grandi aziende, laddove in assenza di un padrone, è più facile fare il bello ed il cattivo tempo.

Perché si scatena il mobbing?

Nella stragrande maggioranza dei casi alla base c’è sempre la solita cosa: i soldi.

Mazzette, lavori in nero, tangenti che taluni, in virtù della loro posizione, pretendono e ritengono giusto percepire.

Altre volte, poche, possono essere pregiudizi (“porta jella”, è ciccione….). Altre volte ancora invece colpisce il dipendente “ribelle” quando ad esempio rifiuta turni domenicali attenendosi al suo contratto

Occorre distinguere il mobbing da taluni fenomeni che gli somigliano ma cha altro sono: il bossing (una specie di mobbing tra capi), il nonnismo nelle caserme, le molestie sessuali nei confronti delle segretarie “che non ci stanno”. Tutte questi casi manifestano soltanto sintomi di mobbing.

Il mobbing deve riferirsi esclusivamente alla volontà di liberarsi del personaggio scomodo mediante licenziamento o dimissioni.

Il mobbing all’inizio è verticale (da capo a sottoposto); ma poi, quando non riescono ad annientarvi, vi scatenano contro anche i colleghi e diventa  orizzontale.

Cosa provoca? Una sacco di danni; ansia, insonnia, depressione e nei casi più gravi disturbi della psiche anche irreversibile e insorgere di patologie varie (eczemi, eruzioni cutanee, tumori…).

Cosa fare? Due cose: resistere (resistere, resistere, resistere), raccogliere prove.

Perché? Perché le aziende accetteranno di smettere di usare il mobbing quando il Giudice, davanti al quale le portate, infliggerà loro una dura bastonata.

MAURO CORRADINI

http://www.stopmobbing.it/


 
Di Simona (del 12/11/2008 @ 08:01:14, in Lavoro, linkato 33 volte)

Leggendo il decalogo del buon colloquio mi sono soffermata su questo punto:

VII) PARLATE PER FAVORE Guai se il colloquio diventa un interrogatorio, con un selezionatore progressivamente sempre più nervoso che fa domande, e un selezionato sempre più spaventato che risponde a monosillabi. Anche nella fase di "esame" il colloquio non ha un iter prestabilito: raccolte alcune informazioni indispensabili, al selezionatore interesserà soprattutto farvi parlare per capire come ragionate, come interagite, come polemizzate, che opinione avete di voi stessi e di ciò che vi circonda, quali aspirazioni avete e come volete raggiungerle. Se non parlate, se rispondete come a un interrogatorio, se non prendete mai l’iniziativa del discorso, egli si farà di voi un’opinione mediocre o, peggio, nessuna opinione. Dunque, motivate e sviluppate le vostre risposte e chiarite voi stessi ciò che può apparire ambiguo, prima che vi sia richiesto. Parlare bene vuol dire anche non parlare troppo: la sintesi è una delle virtù più apprezzate in azienda, perché trasmettere il maggior numero di informazioni nel minor tempo possibile vuol dire avere metodo, rigore logico e capacità espressive.

Ed invece sul pentalogo della lettera di presentazione su quest'altro punto:

V) Dai una immagine di te, fatti ricordare Il selezionatore è, in fondo, un essere umano, che ragiona coi sentimenti oltre che col cervello: se riusciamo a dargli l'impressione che una chiacchierata con noi sarebbe probabilmente anche piacevole, gli diamo una garanzia professionale (tra un genio antipatico ed un bravo ragazzo simpatico, il selezionatore "rischia" di meno presentando per l'assunzione il secondo), ed uno stimolo personale in più.

A questo punto ho rispolverato nella memoria una dichiarazione letta sul libro "il metodo antistronzi" che diceva pressapoco, che il selezionatore apprezza chi gli assomiglia.

Se questo è vero, come si può generalizzare? E poi, fino a quando posso resistere le maschere?

 
Di Simona (del 09/11/2008 @ 19:01:10, in Poesia - Filosofia, linkato 14 volte)

Aria fresca e leggera, rimuove ostacoli alla purezza dell'anima,
è vicino il profumo di nuova trasparenza.
L'acqua bianca è sorgente di buoni pensieri e di sorrisi veri.
Ho bisogno di un presente libero, di condividere intelligenza e sensibilità.
Voglio indipendenza, serenità, solitudine densa.
Compagnia chiara e pulita che mi abbracci d'oro,
il sapore è candore e luce in ogni giorno.
Ci credo, ci sono e ci saranno in me sempre.

 
Di Simona (del 05/11/2008 @ 14:52:12, in Psicologia, linkato 18 volte)

Sono contenta che le ricerche continuano anche su una caratteristica ormai così frequente e diffusa che non fa notizia, e sembra che ormai sappiamo tutto sui pensieri dei mancini, ma oggi tra le news si legge questo:

ABERTAY DUNDEE - Combattono una battaglia quotidiana con un mondo 'disegnato' quasi esclusivamente per i destri. Ma anche la sfera mentale sembra riservare brutte sorprese ai mancini: uno studio dell'università di Abertay Dundee (Scozia) dimostra infatti che chi utilizza la parte sinistra del corpo per le attività di tutti i giorni, tende a essere più ansioso e inibito. Effettuando test di vario genere sulle inibizioni comportamentali - riporta la rivista 'Personality and Individual Differences' - gli esperti hanno rilevato che i 46 mancini coinvolti nella ricerca avevano molti più problemi dei 66 destri analizzati.
Le donne, in particolare, sono risultate più introverse. Davanti a domande come 'mi preoccupo di fare errori', oppure 'le critiche mi feriscono', le persone mancine tendevano maggiormente a dare una risposta affermativa. Ma dato che, osservano i ricercatori, in chi usa la sinistra, è più 'dominante' l'area del cervello destra, quella che controlla gli aspetti negativi delle emozioni, la personalità di un mancino non può essere definita così facilmente.
"Anche se si ha una predisposizione all'emotività - sottolineano - questo potrebbe incoraggiare a mettere in pratica strategie di contrasto durante l'infanzia o l'adolescenza, portando un mancino a diventare molto più forte di un destro".


Adnkronos Salute

 
Di Simona (del 29/10/2008 @ 06:17:15, in Lavoro, linkato 47 volte)

Mi sto staccando da una parte di me che non riconosco più, quella che stoicamente ha sopportato situazioni assurde e banalmente ridicole di fronte a certe realtà, ma che analizzando mi accorgo come la malvagità porta a scoprire il peggio delle persone.
Il caso estremo di sopruso e abuso lo descrive bene Primo Levi nella sua drammatica testimonianza di Auschwitz "Se questo è un uomo", dove racconta come le regole di civile e umana convivenza vengano, per causa di forza maggiore, dimenticate e non rispettate. Se ben ricordo, è proprio lui ad aspettare che muoia il suo compagno per impadronirsi del suo cucchiaio, senza pensare alla sofferenza, ad una vita che finiva per colpa di una giustizia avariata.

Da wikipedia: "Hanno del resto un ruolo di primo piano le doti di carattere, gli stratagemmi ed i sotterfugi necessari per appartenere al gruppo dei privilegiati che sopravviveranno, se non all'intera durata della detenzione, almeno al prossimo periodo di crisi e terrore La morte è sempre presente, viene però vissuta come un evento ineluttabile della quotidianità. Tra le righe, e forse anche oltre, troviamo anche momenti di speranza, eventi che capitano e che ricordano ai protagonisti che forse non tutto è perduto e che comunque, come dice l'autore, sia la felicità che l'infelicità non sono perfette e nelle imperfezioni di queste sono nascosti dramma e speranza"

I casi estremi a volte ci aiutano a capire la quotidianità, ma non sono le persone che dovrebbero farlo, che hanno il potere di cambiare il sistema, che pensano e analizzano. Questo perchè fanno parte del sistema stesso, ed hanno capito come possono trarne vantaggio senza impegnarsi troppo.
Io, me ne sto andando, e i compagni invece di pensare, a quello che ho subito, alle loro colpe di quel sistema accettato, rivangano le loro vendette. "se ne va anche lei, prima o poi se ne renderà conto di quanti errori fa il capo". Ma che significa? Perchè non vai e glielo dici?
No, preferisci la vittima e il tuo silenzio conveniente.
C'è chi penserà a come riuscirà nascondere meglio gli errori, chi pensa ad impadronirsi di quella che per anni è stata la mia postazione o i miei accessori.
Ci saranno quelli che per qualche tempo avranno un "capro espiatorio" ancora più facile, non è solo isolato in termini di ufficio, ma proprio non c'è più.
Ci sono quelli, che già ora cercano di impadronirsi del mio sapere e dei miei lavori, come fanno da anni, ma ora il sistema è più energico e tentano ancora di nasconderlo dietro mille giustificazioni.

La mia sconfitta, è la sconfitta dell'essere umano, che non era nemmeno minacciato nella sua vita, temeva solo un misero posto di lavoro o il giudizio di altre persone simili, presuntuose e prive di senso logico.
I capi migliori, i leader migliori, sono quelli che riescono a portare alla luce il lato migliore dei collaboratori.
E tra loro, sono chiari i commenti, anche di quelli che giudicano malevolmente l'omertà del sud.

"Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi"


http://it.wikipedia.org/wiki/Se_questo_%C3%A8_un_uomo

 

 

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07/01/2009 @ 3.22.01
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