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Il lavoro senza speranza attinge nettare in un setaccio

Samuel Taylor Coleridge
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Simona (del 29/11/2008 @ 11:34:36, in Lavoro, linkato 71 volte)

I giovani, il lavoro e la famiglia

Un indagine, svolta in seguito ad alcune esperienze registrate agli sportelli di orientamento e da esponenti del mondo del lavoro, ha rilevato che i giovani sempre più spesso si fanno aiutare dai genitori nella ricerca del lavoro.

"... la ricerca del lavoro e la scelta della professione futura delle nuove generazioni non sia solo una questione vissuta in ambito familiare, ma, in poci casi sia caratterizzata da un forte protagonismo dei genitori ..."

 

DIBATTITO

Quale significato nasconde questo fenomeno?

I punti da considerare sono i seguenti:

  • Cambiamento radicale del mercato del lavoro
  • Una famiglia in crisi
  • Ennesima crisi culturale e valoriale

Tale tendenza colpisce tutti i settori produttivi?

 

Buona partecipazione a tutti

Simona Gibroni

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Di Simona (del 28/11/2008 @ 16:58:51, in Poesia - Filosofia - Zen, linkato 80 volte)

Conosco delle barche
che restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via con troppa violenza.

Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.

Conosco delle barche
che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.

Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.
Conosco delle barche che si graffiano un po’
sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.

Conosco delle barche che non hanno mai smesso
di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.
Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.

Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato,
fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.

(Jacques Brel)

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Di Simona (del 14/11/2008 @ 10:58:13, in Lavoro, linkato 65 volte)

Il mobbing: frequente causa di cambiamenti del posto di lavoro

Le molestie psicologiche - il cosiddetto mobbing - hanno conseguenze importanti sulla salute dei lavoratori e li inducono spesso a cambiare posto di lavoro. È quanto risulta dal primo studio sul mobbing realizzato a livello svizzero su incarico del Segretariato di Stato dell'economia (seco).

Lo studio si fonda su un'indagine telefonica condotta durante l'inverno 2001/2002 presso 3220 persone esercitanti un'attività professionale. A seconda dei criteri considerati, gli interrogati che subiscono molestie psicologiche variano dal 4.4 al 7.6 per cento.

Le vittime del mobbing sono nettamente più soggette degli altri a problemi di salute. In effetti, quasi una persona su due che subiscono molestie ammette di soffrire di abbattimento e depressione, mentre inassenza di tale fenomeno la percentuale è di una su sette. Le vittime del mobbing, ad esempio, soffrono di problemi di stomaco nel doppio dei casi. La diretta conseguenza è che devono sottoporsi a ripetute visite mediche e sono quindi costrette ad assentarsi dal posto di lavoro molto più spesso degli altri.

Sovente, per sottrarsi a questa situazione, le vittime di molestie psicologiche sono costrette a cambiare lavoro. Il mobbing costa caro all'economia e alle aziende. In generale, si ripercuote negativamente anche sulla produttività. È pertanto interesse del datore di lavoro prestare la dovuta attenzione alle tensioni che si instaurano tra i suoi dipendenti e cercare di risolvere i conflitti in via amichevole.

http://www.admin.ch/cp/i/3dac1baf_1@fwsrvg.bfi.admin.ch.html


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Di Simona (del 14/11/2008 @ 10:54:40, in Lavoro, linkato 240 volte)

COSA E’ IL MOBBING?

Violenza morale o psichica in occasione di lavoro: atti, atteggiamenti o comportamenti di violenza morale o psichica in occasione di lavoro, ripetuti nel tempo in modo sistematico o abituale, che portano ad un degrado delle condizioni di lavoro idoneo a compromettere la salute o la professionalità o la dignità del lavoratore.

In inglese “to mob” significa aggredire. Nella pratica si può tradurre con due sole parole: porcheria indicibile. Una vera e propria piaga sociale, paragonabile  per gravità e vastità al fenomeno dell’usura. E' un vero e proprio fenomeno delinquenziale di massa. Vi compaiono tre attori: la vittima (il mobbizzato), il o i carnefici (il/i mobbers), i complici (i colleghi, la rappresentanza sindacale….).

Profilo personale della vittima: intelligente un po’ più della media, altruista, ingenuo, insoddisfatto, un po’ rompipalle, onesto, con un forte senso dei valori ivi compreso il senso di attaccamento al lavoro e all’azienda. Non tollera le ingiustizie su nessuno.

Profilo personale del mobber: cattivo, spesso, con riferimento alla meritocrazia aziendale, di livello mediocre, con indubbi problemi all’interno del proprio nucleo famigliare, ladro…

Molti dei meccanismi che vengono messi in atto dai mobbers ricalcano fedelmente quelli mafiosi: le motivazioni alla base (spesso denaro), l’omertà, la volontà criminale, il patto stretto per eliminare qualcuno, l’agire di nascosto…

Il mobbing viene usato in quelle aziende (tante) che vogliono licenziare un dipendente divenuto scomodo.

Spesso non è la proprietà dell’azienda che scatena il mobbing,: ma poi vi si adegua. Ve la immaginate un’azienda che dà ragione all’impiegato e torto al manager?

Questa è una aggravante, perché l’azienda pur sapendo e conoscendo, lascia fare e da un certo momento in poi partecipa: la lettera di licenziamento la firma la proprietà, non il direttore corrotto!

Il mobbing si verifica nelle aziende di medie grandi dimensioni. In primis perché in quelle a carattere padronale, non esistendo art. 18, è più facile il licenziamento individuale e il secondo è perché le consorterie paramafiose mobbiste insorgono e si radicano nelle grandi aziende, laddove in assenza di un padrone, è più facile fare il bello ed il cattivo tempo.

Perché si scatena il mobbing?

Nella stragrande maggioranza dei casi alla base c’è sempre la solita cosa: i soldi.

Mazzette, lavori in nero, tangenti che taluni, in virtù della loro posizione, pretendono e ritengono giusto percepire.

Altre volte, poche, possono essere pregiudizi (“porta jella”, è ciccione….). Altre volte ancora invece colpisce il dipendente “ribelle” quando ad esempio rifiuta turni domenicali attenendosi al suo contratto

Occorre distinguere il mobbing da taluni fenomeni che gli somigliano ma cha altro sono: il bossing (una specie di mobbing tra capi), il nonnismo nelle caserme, le molestie sessuali nei confronti delle segretarie “che non ci stanno”. Tutte questi casi manifestano soltanto sintomi di mobbing.

Il mobbing deve riferirsi esclusivamente alla volontà di liberarsi del personaggio scomodo mediante licenziamento o dimissioni.

Il mobbing all’inizio è verticale (da capo a sottoposto); ma poi, quando non riescono ad annientarvi, vi scatenano contro anche i colleghi e diventa  orizzontale.

Cosa provoca? Una sacco di danni; ansia, insonnia, depressione e nei casi più gravi disturbi della psiche anche irreversibile e insorgere di patologie varie (eczemi, eruzioni cutanee, tumori…).

Cosa fare? Due cose: resistere (resistere, resistere, resistere), raccogliere prove.

Perché? Perché le aziende accetteranno di smettere di usare il mobbing quando il Giudice, davanti al quale le portate, infliggerà loro una dura bastonata.

MAURO CORRADINI

http://www.stopmobbing.it/


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Di Simona (del 12/11/2008 @ 08:01:14, in Lavoro, linkato 84 volte)

Leggendo il decalogo del buon colloquio mi sono soffermata su questo punto:

VII) PARLATE PER FAVORE Guai se il colloquio diventa un interrogatorio, con un selezionatore progressivamente sempre più nervoso che fa domande, e un selezionato sempre più spaventato che risponde a monosillabi. Anche nella fase di "esame" il colloquio non ha un iter prestabilito: raccolte alcune informazioni indispensabili, al selezionatore interesserà soprattutto farvi parlare per capire come ragionate, come interagite, come polemizzate, che opinione avete di voi stessi e di ciò che vi circonda, quali aspirazioni avete e come volete raggiungerle. Se non parlate, se rispondete come a un interrogatorio, se non prendete mai l’iniziativa del discorso, egli si farà di voi un’opinione mediocre o, peggio, nessuna opinione. Dunque, motivate e sviluppate le vostre risposte e chiarite voi stessi ciò che può apparire ambiguo, prima che vi sia richiesto. Parlare bene vuol dire anche non parlare troppo: la sintesi è una delle virtù più apprezzate in azienda, perché trasmettere il maggior numero di informazioni nel minor tempo possibile vuol dire avere metodo, rigore logico e capacità espressive.

Ed invece sul pentalogo della lettera di presentazione su quest'altro punto:

V) Dai una immagine di te, fatti ricordare Il selezionatore è, in fondo, un essere umano, che ragiona coi sentimenti oltre che col cervello: se riusciamo a dargli l'impressione che una chiacchierata con noi sarebbe probabilmente anche piacevole, gli diamo una garanzia professionale (tra un genio antipatico ed un bravo ragazzo simpatico, il selezionatore "rischia" di meno presentando per l'assunzione il secondo), ed uno stimolo personale in più.

A questo punto ho rispolverato nella memoria una dichiarazione letta sul libro "il metodo antistronzi" che diceva pressapoco, che il selezionatore apprezza chi gli assomiglia.

Se questo è vero, come si può generalizzare? E poi, fino a quando posso resistere le maschere?

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